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socrate2005 viaggiare, conoscere, raccontare - il blog di Enzo D'Urbano
15 luglio 2008

Bravo Tonini, finlmente qualcuno nel PD che parla

Tonini: "Il caso abruzzese insegna, servono nuovi dirigenti al Sud"

Intervista di Gianni Del Vecchio - Europa
«Tenendo un attimo da parte il versante giudiziario della vicenda, il caso abruzzese deve spingerci a una riflessione seria sulla qualità della classe dirigente del
Pd nelle regioni meridionali. Vedo un brutto appannamento
della nostra azione politica, una diffusa stanchezza a cui
dobbiamo presto dare una risposta. Serve un rinnovamento
nel Mezzogiorno». Giorgio Tonini fa un passo avanti, e
bello lungo, rispetto al suo segretario. Se Walter Veltroni
ieri s’è limitato a una dichiarazione di routine sull’arresto del governatore abruzzese Del Turco, il suo fedelissimo invece coglie l’occasione per lanciare un messaggio a una parte del partito.
Per lei quindi la vicenda è da inquadrare in una cornice
più ampia, da interpretare in un’ottica strettamente
politica?

Anche. Il fatto è che non possiamo permetterci di continuare ad essere delegittimati agli occhi dei nostri elettori meridionali. Dopo i casi della Campania e della Calabria, l’arresto di Del Turco è un altro colpo alla nostra immagine. Andando di questo passo corriamo il rischio di perdere tutte le regioni del Sud nel 2010.
Qualche campanello d’allarme è suonato già alle scorse
politiche.

Esatto. Nel 2005 abbiamo conquistato tutte le regioni, ad
eccezione di Molise e Sicilia. Solo tre anni dopo invece,
abbiamo raggiunto un risultato deludente. Una delle ragioni
del tonfo elettorale è proprio lo scarso feeling che
abbiamo avuto in quella parte d’Italia. Basti pensare che il Sud è stata l’unica area geografica dove l’esperimento del Pdl ha funzionato, raggiungendo risultati migliori di An e Forza Italia messe assieme.
Cosa fare allora?
Bisogna investire fortemente nel rinnovamento della classe dirigente così come nel superamento dei vecchi metodi di far politica. Altrimenti non si va da nessuna parte. Purtroppo la mia sensazione, per quello che posso conoscere di quella realtà, è che non sempre nel Sud siamo avvertiti come una forza riformista, portatrice di cambiamenti. Oscilliamo fra picchi di critica e denuncia contro la mafia o la camorra e momenti di ordinaria amministrazione del potere secondo vecchi vizi e vecchie
virtù. Insomma, servirebbero nuovi dirigenti che sappiano
tenere assieme i temi della questione morale e della legalità con quello dello sviluppo economico.

Ascolterete anche la società civile?
Per la prima volta pezzi di società civile ci hanno indicato la strada da seguire. Penso alla Confindustria siciliana o alle associazioni anti-pizzo. Non possiamo pensare di cavarcela anche stavolta con la tattica delle alleanze, anche perché proprio il contendersi col centrodestra certi alleati, espressione del peggiore trasformismo, ci ha fatto andare indietro invece che avanti.
Concentriamoci sul piano giudiziario della vicenda Del
Turco. Che idea s’è fatto?

Prima di tutto l’arresto mi ha addolorato da un punto di
vista umano, visto che conosco personalmente il governatore. Bisogna avere grande prudenza, non essere né innocentisti né colpevolisti. Sarà il processo a dimostrare o meno la consistenza delle accuse. Guai a buttarla in politica.
Cosa che invece hanno fatto sia Berlusconi che Di Pietro.
Entrambi sono già arrivati a sentenza: uno in un verso, l’altro in quello opposto. Un atteggiamento tribale, non da paese civile. Resta il fatto che, entrando nel merito, in Italia è sempre la sanità al cento dello scandalo.
Purtroppo la sanità vive una situazione contrastante: da
un lato il sistema è in media di qualità molto elevata, dall’altro è flagellato da una gestione poco trasparente in tema di nomine e di appalti pubblici. Sul primo punto occorre cambiare la legge mentre sul secondo è soprattutto la politica a doversi dare una regolata.

Ripartiamo urgentemente dalle cose che dice Tonini e soprattutto poniamo la questione morale al centro della nostra azione. Non è con il silenzio che risolveremo i problemi del PD abruzzese ma semmai prendendo subito posizioni nette e chiare. Fermo restante le garanzie degli imputanti, politicamente non possiamo certo aspettare i tempi dei processi per dire come la pensiamo, semprechè pensiamo....

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L'alfabeto ingenera oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitare la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria, ma per richiamare alla mente. Nè tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l'apparenza, perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di moltissime cose senza insegnamento, si crederanno d'essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti. ( Fedro, 275 a-b)

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