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socrate2005 viaggiare, conoscere, raccontare - il blog di Enzo D'Urbano
29 maggio 2007

Risultati elettorali e Partito Democratico

Le elezioni non sono un test per il governo! ed è vero. Non sono un test politico! ed è vero. Ma pur sempre elezioni sono, pur sempre numeri sono e pur sempre politica è.
Allora il centro sinistra perde nel nord e malamente e non sale nel sud.
Margherita e DS che sono in mezzo al guado con conflitti interni seri nella costruzione del PD hanno perso.
Ora è necessaria una riflessione senza se e senza ma e soprattutto senza politichese.
E' necessario andare avanti nella costruzione del Partito Democratico però senza le inutili discussioni sul sesso degli angeli (Chi deve essere il nuovo leader come se questo fosse il vero interesse del paese). Oggi bisogna costruire una rotta chiara, certa, visible e forte su temi fondamentali come: certezze per il futuro, occupazione, sicurezza, e serenità maggiore per chi investe in produttività per il paese.
E' necessario imporre la rotta e non andare più a rimorchio di Family day o gai Pride o ambientalismo ideologico. Il nuovo Partito Democratico avrà senso e forza politica solo se saprà indicare la strada. Io dico ma a chi interessa se il leader sarà eletto ad ottobre o a marzo. Le elezioni amministrative hanno dimostrato che non interessa nessuno e soprattutto non  interessa la perdita di tempo che è dentro questo confronto.
Bisogna stare sulle prime pagine dei giornali con altre questioni e tra le altre cose bisogna starci anche su come il governo intende fare per diminuire in fututo le tasse, che intende fare sulla scuola, sull'immigrazione, sullo sviluppo economico, sul risparmio energetico, sull'occupazione, ecc.
Se, arrogantemente, i nostri leader faranno finta di nulla le eleziuoni amministrative saranno l'introduzione e nuove sconfitte.
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22 maggio 2007

Mio intervento al congresso DS Regione Abruzzo

“Una nuova storia”  - appunto -
Di questo abbiamo bisogno, di scrivere una nuova storia
attingendo a piene mani nella straordinaria storia che abbiamo alle nostre spalle, che abbiamo noi come partito, che ha l’Italia, che ha il mondo riformista in Italia, una storia fatta di grandi uomini: Gramsci, Gobetti, Berlinguer, Amendola e tantissimi altri, Una storia fatta  di sacrifici e di grandi battaglie per i diritti civili, sociali per la democrazia e la libertà; per difendere i diritti di tutti e al fianco dei più deboli, per difendere i valori della dignità umana, della civiltà, della pace.
Una storia di cui ognuno di noi può essere orgoglioso.
Consapevoli di questo passato bisogna guardare avanti ed accelerare il passo e l’interrogativo non è più se dobbiamo procedere o non procedere verso la costituzione del Partito Democratico ma semmai come procedere.
Dai congressi che ci sono stati in tutta Italia, dove la partecipazione è stata eccezionale come non si vedeva più da anni. Congressi dove vi è stata una reale discussione, un confronto senza precedenti; ancora una volta il nostro popolo di militanti ha dato prova di civiltà e maturità discutendo su tre mozioni chiare e precise e discutendo senza drammi delle sorti di un partito. Un popolo che ha avuto la capacità di dire su tutto il territorio nazionale, a stragrande maggioranza,  che bisogna cambiare ed io che vengo dalla Marsica dove il risultato è stato il più elevato d’Abruzzo ne sono particolarmente orgoglioso.
Una maturità, amici e compagni,  che viene dal paese, dal popolo delle primarie.
Sappiamo benissimo che dove ci sono state le primarie la risposta di partecipazione è stata straordinaria a dimostrazione che spesso i cittadini, gli elettori, sono più avanti delle segreterie e degli apparati di partito.
Ed allora non tradiamolo, come diceva qualche giorno fa su “La repubblica” Miriam Mafai, le aspettative e le aspirazioni del popolo delle primarie.
Non tradire il popolo delle primarie deve essere la forza della nuova politica, dare fiducia a chi vuole partecipare significa non buttare queste legittime aspirazioni nell’ortica del disimpegno;
e il disimpegno civile porta solo verso spinte autoritarie incontrollabili.
Bene non tradiamo il popolo delle primarie e facciamolo questo Partito democratico, facciamolo subito e facciamolo bene.
Il punto è questo, penso che non bisogna  perdere altro tempo a discutere se farlo. Il mondo globalizzato ci chiede di governare i processi complicati in atto e la complessità non si governa complicando la politica ma semmai semplificando e rendendo essa efficace e riconoscibile.
Manuel Castells afferma che in questo mondo mentre il capitale fluisce liberamente  la politica resta irrimediabilmente locale.
Lo stato-nazione vede progressivamente svuotato il proprio potere regolativo e ogni area territoriale si trova proiettata dalla condizione di “periferia” a quella di “locale”, potendo appropriarsi, o riappropriarsi di una nuova identità. Una opportunità che la politica, la nostra politica non può perdersi.
Le categorie della politica del primo novecento non possono essere più gli indicatori di analisi di questa società e se vogliamo evitare ciò che qualcuno ha detto che: “ il guaio della nostra civiltà è che ha smesso di interrogarsi” bisogna cambiare e trovare  nuovi strumenti di analisi e nuovi strumenti operativi per gestire e regolare il cambiamento. E allora interroghiamoci. Un solo esempio fra non molto non si parlerà più di classe operaia ma di classe dei precari.
Chi lo avrebbe mai detto che dopo il dramma del rapimento Moro ci saremmo ritrovati di nuovo a fare i conti con il ricatto di un terrorismo che sembrava lontano ma che è invece terribilmente vicino che ci mette in crisi, ci provoca angoscia, e ci crea insicurezza.
Di fronte a questa insicurezza abbiamo bisogna di costruire nuovi valori, fatti di comunità, di relazioni, di territorio di nuova politica , ridisegnati nella comunità della rete e quindi in grado di misurarsi con tutto il pianeta.
Sentiamo la necessità di dialogare con il mondo ma non possiamo rimanere eternamente sospesi in mezzo al guado, non possiamo più essere periferia ma semmai comunità locale governati da una politica certa, ben dimensionata, adeguata.
Ma per fare questo abbiamo bisogno di un soggetto politico forte in grado di dare grandi risposte ai grandi problemi. Di un soggetto dove le differenze non sono un problema ma semmai una grande risorsa.
Abbiamo bisogno di una forza in grado di raccogliere enormi consensi, non si governa con coalizioni troppo larghe con partiti troppo piccoli. Abbiamo bisogno di superare al più presto la frantumazione della politica e diventare anche in questo più europei.
Non intervengo, per brevità, sui vari argomenti oggetto di discussione anche in questo congresso e ribaditi molto bene dalla segretaria  Stefania Misticoni nella sua relazione congressuale, e che condivido;  mi voglio soffermare sul concetto di innovazione.
Una parola che sento ripetere spesso e a volte è anche abusata
Per dare risposte ai giovani,  per costruire il nuovo bisogna innovare e tanto e farlo anche costantemente.
Porto qui un contributo di cui mi sto occupando anche a livello nazionale e vorrei che il partito ne prendesse atto e se possibile la commissione politica lo recepisse come proposta.
 Si tratta di una nuova formula per fare economia turistica riqualificando i nostri borghi più autentici attraverso un percorso virtuoso di ristrutturazioni, realizzazione di un albergo diffuso, qualità e esaltazione delle tante comunità ospitali che vivono nei nostri piccoli grandi gioielli. Un progetto già in atto in alcune regioni italiane e che la Provincia dell’Aquila, 9 comuni, Comunità Montane, Enti parco, Regione Abruzzo stanno attivando come progetto pilota dove l’innovazione è il cemento per un nuovo sviluppo (Forse per alcuni paesi l’unico).
Il progetto prevede la costituzione e lo sviluppo di un sistema provinciale così descrivibile:

9  Borghi
207  Residenze extralberghiere dotate di servizi di qualità e con standard di hotelleria internazionale
653  Posti letto
31.083  Mq. lordi di immobili che saranno recuperati, ristrutturati e valorizzati con criteri di bioedilizia e con soluzioni per il risparmio energetico
9  Portinerie
30 milioni di euro di investimenti
41  nuovi posti di lavoro creati
3.500.000  di euro di volume d’affari del sistema previsto a regime
35  Posti di lavoro indiretti suscitati sui territori
10 milioni  di euro di ricaduta economica indiretta sui territori
105.000  le presenze turistiche previste nell’anno a regime (2011)
1.  Il progetto “Borghi Autentici” in provincia dell’Aquila costituisce un vero e proprio “PROGETTO PILOTA” ai sensi della Legge Regionale n.95 del 18.05.2000, in quanto:
? concorre a migliorare le condizioni di vita della popolazione locale assicurando l’insediamento e il mantenimento;
? determina un irrobustimento dell’economia montana attraverso l’integrazione delle attività agroalimentari, turistiche, dell’artigianato tradizionale, del commercio e della PMI nel rispetto dei valori ambientali e la valorizzazione delle consuetudini locali;
? valorizza il patrimonio edilizio evitando l’ulteriore consumo di nuovo territorio e consentendo lo sviluppo di un approccio bioedilizio nel recupero con un forte orientamento al risparmio energetico;
? supporta la messa in valore e favorisce nuovi sbocchi di mercato alle produzioni agroalimentari ed enogastronomiche dei territori interessati, soprattutto quelle tutelate e protette (DOP, IGP, DOC, IGT, ecc.), attraverso una proficua interazione fra la componente turistica e quelle produttiva;
? favorisce il consolidamento e la valorizzazione delle produzioni e dei mestieri tradizionali delle zone di montagna interessate attraverso l’espansione della domanda turistica locale e un’efficace interazione fra l’offerta turistica e quella dell’artigianato;
? concorre a potenziale sul piano quantitativo e su quello qualitativo, il prodotto turistico ricettivo di tipo extralberghiero contribuendo, in tal modo, a rafforzare l’offerta di turismo rurale montano a forte impatto ambientale, storico – culturale e generatore di nuovi bacini occupazionali di dimensione locale;

All’interno dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia sono  attivi  vari laboratori di ricerca  tra cui quello sulla identità che mi pregio di dirigere e che ha il compito proprio di reagire, di sfruttare positivamente le opportunità e le tecnologie messe a disposizione dalla comunicazione globalizzata, dalla rete, per potercela fare e per passare, appunto, dal periferico al locale attivo e produttivo.
Questo, compagni, è politica innovativa e questo partito deve appropriarsene per ricostruire quel bisogno, attraverso una nuova politica, di comunità e di sviluppo di cui tutti siamo desiderosi.
Sui i fatti reali si innova.
E per ultimo voglio concludere su un’altra innovazione e cioè su come deve nascere il partito democratico.
Sappiamo già del dibattito in corso all’interno della Margherita, del nostro partito, all’interno delle stesse mozioni e della moziane Fassino di cui anch’io faccio parte.
Vincenzo Cerami ha ben detto: "... Il Partito democratico non può accontentarsi della somma algebrica dei Partiti dell'Ulivo. Dovrà essere un territorio aperto a tutti gli italiani che hanno a cuore le sorti del loro paese, delle loro famiglie dei loro figli. Non importa la provenienza politica d'origine..."
Apriamo le porte del nuovo partito alla gente, alle associazioni alla bistrattata società civile a chi della politica ha piene le tasche e a cui dobbiamo ridare fiducia,  al popolo delle primarie. Solo facendo questo potremo diventare un partito del 40% .
E concludo con Veltroni, un leader molto illuminato verso la costruzione del Partito Democratico, quando dice: “Penso a un forte profilo ideale: non si fa un grande partito senza grandi ragioni ideali.
Il partito democratico deve essere crocevia delle culture politiche che attraversano questa parte del campo. Non può essere la somma di due partiti, ma deve mettere insieme l’immensa quantità di energie di cui dispone il centrosinistra. Penso a un riformismo del popolo: non freddo e tecnocrate, ma caldo, che sappia relazionarsi con l’esistenza concreta, la vita, le speranze delle persone.
Insomma, un riformismo con una forte tensione popolare.
Qualcosa di simile al riformismo clintoniano: pragmatico e idealista, che sappia operare dentro la società e non si realizzi attraverso la fusione tra gli stati maggiori dei partiti, che finisce per essere poi un processo escludente. Penso a un partito che apra le porte al singolo, a cui nessuno deve chiedere da dove viene e a un partito democratico che va costruito quartiere per quartiere, luogo di lavoro per luogo di lavoro, sito internet per sito internet”
Come dargli torto
Grazie


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13 aprile 2007

Fassino: «Il Pd è la forma moderna della sinistra nel nostro secolo»

 Dal portale dei DS prendiamo e volentieri giriamo

Il leader della Quercia Piero Fassino, in un’intervista su Repubblica Tv, ha risposto ad una serie di domande del pubblico sul Partito democratico, chiarendo che sarà un partito di centrosinistra, costruito insieme percorrendo un percorso aperto dove anche le obiezioni critiche possono farsi valere.

«Il Pd non è una necessità delle nomenclature, ma dell'Italia, che ha bisogno di grande forza riformista e progressista che la guidi nella fase di trasformazione che sta vivendo». Per chi accusa che quello che sta avvenendo sia solamente una fusione fredda Fassino ha replicato: «Continua a esserci una rappresentazione che non corrisponde alla verità, o vi corrisponde solo parzialmente. Io giro l'Italia, non solo nelle sezioni dei Ds, e ho trovato grandissimo interesse per il Pd».

Insomma nell'attuale fase, ha detto il segretario dei Ds, «abbiamo definito il se e il perchè. Poi si apre il processo costituente, che sarà un'iniziativa amplissima. Ho anche proposto un percorso. Quindi ci sarà l'assemblea costituente: da lì parte la terza fase che culminerà nel congresso di fondazione nella primavera del 2008». E dunque parlare di un'unificazione di apparati «è sfibrante. Come si fa - si sfoga Fassino - ad andare avanti così?». Che poi, quando lo dicono i giornalisti passi, ma «che dirigenti politici, che sanno quanto sia complesso costruire un partito dicono che è tutto sbagliato, tutto da rifare...».

Alla domanda se il futuro Partito democratico sarà un partito di sinistra o di centrosinistra? Il segretario dei Ds Piero Fassino non ha dubbi: «Sarà un grande partito di centrosinistra, come la Spd tedesca, il Psoe di Zapatero, il Labour in Inghilterra e il Partito socialista in Francia». Il Pd «non è il funerale della sinistra», ma è «la forma moderna della sinistra nel nostro secolo». «E' molto diversa un'alleanza di centrosinistra come è oggi, fatta di tredici partiti, il principale dei quali è il nostro che ha raccolto negli ultimi 5 anni tra il 17,5 e il 20%, da una guidata da una forza principale molto più grande che superi il 30, 35%, con una capacità di tenuta anche con i suoi alleati molto maggiore».

Piero Fassino ha poi continuato: «Che alla sinistra di un partito democratico possa nascere un'aggregazione maggiormente radicale come Izquierda unida in Spagna, come il partito rosso-verde in Svezia o come la Pds di Oskar Lafontaine in Germania è un'ipotesi che non solo ha un suo fondamento ma alla quale guardo con favore».

«Quello che non trovo automatico è che esponenti dei Democratici di sinistra debbano necessariamente lasciare i Ds per andare in quella aggregazione - ha precisato Fassino - anche perchè nella battaglia congressuale di questi mesi la sinistra interna mi ha rimproverato che voglio allontanarmi dal campo del socialismo europeo, è un'accusa infondata perchè il Pd insieme al Pse deve lavorare a costruire una più vasta unità del riformismo europeo, ma ammettiamo che Mussi vada con Bertinotti: l'unica cosa certa è che non sarà un partito del socialismo europeo ma di sinistra radicale, in questo vedo una contraddizione». «Non solo non do per scontata la scissione - ha sottolineato Fassino - credo che non ce ne siano le ragioni e lavorerò fino all'ultimo minuto per evitarla».

«All'indomani dei congressi dei Ds e della Margherita si aprirà la fase costituente, sarà aperta e sono per la partecipazione più ampia: se l'Italia dei Valori vuole partecipare non solo sono d'accordo, ma lo ero anche che facesse parte delle liste dell'Ulivo, ostacoli non sono venuti da me».

«Walter Veltroni? Sarà con noi nell'Ulivo, a costruire il Pd. E sarà una delle personalità principali del Partito democratico». Potrà esserne il leader? «Saranno i cittadini e gli elettori a deciderlo». Per Fassino «non è questo il momento per discutere la leadership» del Partito democratico, perchè «è una discussione che ci fa deviare dal percorso del Pd». Poi, il segretario della Quercia ha osservato: «In futuro ci sarà il principio per cui ne il leader del Pd ne il leader della coalizione potrà essere deciso in una stanza chiusa. Il candidato premier della coalizione dovrà essere scelto con le primarie e il leader del partito dovrà essere scelto da tutti gli iscritti al Pd».

Bene Fassino avanti allora nella costruzione del soggetto politico nuovo


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5 aprile 2007

Per il Partito Democratico ... una intervista di Veltroni del maggio 2006

da l'Unità del 31 maggio 2006
Veltroni: subito i comitati per il partito democratico
di Mariagrazia Gerina

«Che diavolo d’altro deve ancora succedere?», si domanda a questo punto Walter Veltroni. Il giorno dopo aver festeggiato la vittoria romana, un risultato elettorale largo sostenuto dal 61,44 per cento dei voti dei romani, appena dimesso dal Policlinico Gemelli, dove ieri mattina ha subito un intervento per bombardare quel calcolo renale che si era messo di traverso negli ultimi giorni di campagna elettorale, il sindaco di Roma guarda con orgoglio a quei numeri, al lavoro che li ha prodotti e alla città che ha riconosciuto il lavoro ben fatto, regalandogli una così vasta crescita del consenso. «LA DISTANZA TRA I DUE schieramenti oggi è del 24%, alle elezioni regionali del 2000 era del 7% a vantaggio del centrodestra: in questi anni siamo stati capaci di spostare il 35% dei voti. Io ho guadagnato il 14% rispetto al 2001 e, nonostante la riduzione del numero di votanti, ho raccolgo 120 mila voti in più». Ma, riconfermato sindaco, Veltroni, che ha ricevuto ieri le congratulazioni di Gianni Letta e Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, guarda anche oltre la sua città, al paese, alla politica nazionale. E vede adesso più che mai venire avanti il momento del partito democratico. «È il sogno della mia vita politica, adesso lo vedo all’orizzonte, non mi tirerò certo indietro», spiega a un ristretto gruppo di giornalisti che ha invitato nella sua casa al quartiere Salario, dove dovrà trascorrere qualche giorno di semi-convalescenza. Come? «Darò una mano. Ma deve essere un processo che nasca dal basso». Lo dice così, seduto al tavolo del suo salotto. Si toglie la giacca, resta in maniche di camicia, confessa che farebbe fatica oggi «a considerarsi un uomo di parte» e a chi gli chiede della leadership del futuro soggetto politico risponde rilanciando un’idea che si richiama all’Ulivo del ‘96: «I comitati del partito democratico».

Cominciamo dall’Ulivo. A queste elezioni amministrative ha ottenuto un successo largo, anche a fronte di altre liste che avevano incluso il nome del sindaco nel loro simbolo. Questo cosa significa?
Quando c’è un buon vento, spira per tutti. L’ho detto ai partiti, durante i festeggiamenti a piazza Santi Apostoli, la forza sta nel convergere. A Roma è andata bene per tutti, le liste che si presentavano con il mio nome hanno avuto tutte un ottimo risultato. E, a fronte di un’area del civismo che sta attorno al 10%, la lista dell’Ulivo è andata molto bene. E adesso che diavolo d’altro deve succedere? Parlo del partito democratico. Gli elettori ce lo dicono, ogni volta che ci presentiamo insieme, ci apprezzano e ci dicono di andare avanti. Loro sono già più avanti di noi. Noi ci abbiamo messo dieci anni a capirlo, ma la prospettiva dopo la caduta del Muro di Berlino è quella di un incontro definitivo tra le varie culture. E questo più presto avviene, in forme innovative, meglio è.

Quali sono le forme innovative che Walter Veltroni ha in mente?
Penso a un forte profilo ideale: non si fa un grande partito senza grandi ragioni ideali. Il partito democratico deve essere crocevia delle culture politiche che attraversano questa parte del campo. Non può essere la somma di due partiti, ma deve mettere insieme l’immensa quantità di energie di cui dispone il centrosinistra. Penso a un riformismo del popolo: non freddo e tecnocrate, ma caldo, che sappia relazionarsi con l’esistenza concreta, la vita, le speranze delle persone. Insomma, un riformismo con una forte tensione popolare. Qualcosa di simile al riformismo clintoniano: pragmatico e idealista, che sappia operare dentro la società e non si realizzi attraverso la fusione tra gli stati maggiori dei partiti, che finisce per essere poi un processo escludente. Penso a un partito che apra le porte al singolo, a cui nessuno deve chiedere da dove viene e a un partito democratico che va costruito quartiere per quartiere, luogo di lavoro per luogo di lavoro, sito internet per sito internet. Come accadde nel ‘96, quando abbiamo dato vita ai Comitati per l’Italia che vogliamo. Siamo a un passo dalla possibilità di realizzare l’obiettivo, non possiamo lasciarcelo sfuggire. La costituzione di un soggetto politico che possa tendere ad essere maggioritario sarà quello che darà stabilità al governo Prodi e che lo rafforzerà.

Quando dovrebbe nascere questo nuovo soggetto?
Subito. Dopo un risultato come quello ottenuto alle amministrative, dopo la costituzione dei gruppo parlamentari unitari, dopo aver attivato tutte queste energie, non si può più attendere. Dobbiamo subito mettere in campo le intelligenze necessarie. Bisognerà risolvere il problema della leadership: chi dovrà guidare questo processo? Non è da qui che dobbiamo partire. Delle leadership, abbiamo discusso per anni. Adesso invece, il partito democratico facciamolo partire e poi nascerà anche la leadership. Ci sarà una selezione naturale. Ma il processo deve essere dal basso verso l’alto e non il contrario.

Dopo i Comitati del ‘96, ora vedremo nascerà i Comitati per il partito democratico?
Certo, è questa la strada che dobbiamo seguire, subito: abbiamo avanti un processo che durerà mesi e non anni. I cittadini hanno bisogno di stare in campi larghi per poter scegliere.

E Walter Veltroni che ruolo avrà?
Darò una mano nel mio ruolo. Come sindaco mi aspettano cinque anni di lavoro intensissimo, non meno di quelli appena trascorsi, ma è il sogno della mia vita politica, adesso lo vedo all’orizzonte, non mi tirerò indietro. Però sono un vecchio saggio, non creo conflitti, cerco di dare una mano. In questa idea di partito democratico sembra esserci molto dell’esperienza di Veltroni sindaco di Roma al 61,4%. Come si è prodotto questo consenso? Per la politica è difficile capire, ma la ragione di questo voto non è altro che nel lavoro invisibile e minuto che abbiamo fatto quartiere per quartiere, in modo quasi febbrile, sotto l’assedio del tempo e che è espressione di una cultura del fare. Roma ora non si percepisce più imbarazzata, ma protagonista di una trasformazione, «orgogliosa» di quello che è. Abbiamo lavorato a costruire una cultura della comunità, intendendo l’istituzione come una cabina di regia lieve che fa sentire ognuno oggetto e soggetto di politiche sociali. Infine, abbiamo cercato di togliere l’odio, attraverso una serie di segni e simboli: l’intitolazione di una via a Paolo Di Nella o Renzo De Felice. Fin dal primo giorno abbiamo avuto l’idea che un’istituzione non deve essere di parte, per questo nel 2001 festeggiammo la vittoria a piazza Santi Apostoli e non in Campidoglio. Volevo dare un’idea di sacralità delle istituzione. E poi posso dire in questi anni di non essere quasi mai andato in tv. C’è un’idea del bipolarismo televisivo che è peggio di quello politico e ha bisogno di alimentarsi dello spirito del Processo del lunedì. Non basta andare 20 volte a Porta a porta per costruire il consenso, la politica è fatica, consenso che si costruisce nel rapporto con i cittadini. E lì il grado della tua sintonia con le ansie, i dolori, le speranze o c’è o non c’è: non c’è Porta a Porta che tenga. A Roma tantissimi del centrodestra hanno preferito votare per Veltroni.

Un salto nel campo avverso: come guidica Berlusconi leader dell’opposizione?
Il centrodestra dovrà decidere quale strada imboccare. L’ho detto anche ad Alemanno in un paio di occasioni: perché non fai una campagna elettorale rivolta ai moderati? Ha preferito fare una campagna elettorale tutta di corrente, aizzando ogni forma di estremismo. Ma ci sarà un motivo se la Moratti a Milano ha vinto e il partito di Alemanno ha perso 30 mila voti rispetto al 2001. Spero che un giorno in questo paese ci siano due linee politiche che si confrontino, secondo uno schema tipico dei paesi anglosassoni. Altrimenti, ogni volta, se vince l’altro, vince Belzebù.

Quando ormai è già finito il colloquio, il sindaco si ricorda di un’ultima cosa: «Oggi ho ricevuto anche la telefonata del cardinale Ruini».

 


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15 marzo 2007

Vincenzo Cerami sul Partito democratico

Da "La Repubblica" del 13 marzo 2007
"Perchè abbiamo bisogno del Partito Democratico" di Vincenzo cerami

"... Il PD , di cui tanto si parla negli ultimi mesi, è la grande opportunità per dare una spallata al vecchio e cominciare a costruire il futuro, per creare un clima di fiducia e di partecipazione di tutti alla crescita dell'Italia..."

"...Il PD apre le porte che fino a ieri tenevano separati laici e cattolici, democratici di De Gasperi e democratici di Berlinguer, democratici di Nenni e democratici cristiani... Liberarsi di questi cancelli, mischiando le diversità sotto la stessa bandiera, svuota di senso i vecchi conflitti, vanifica ogni spirito di supremazia, fa nascere un nuovo senso di appartenenza, più esteso, ben disposto agli scambi di esperienze e di culture. Comune denominatore e collante saranno la continuità della tradizione democratica e l'unanime impegno a creare il futuro migliore che vorremmo avere, lasciando nel magazzino tutto quanto del passato, seppur glorioso, è diventato zavorra..."

"...E' un nuovo clima che il PD deve far nascere in Italia, un entusiasmo che spinga all'invenzione e alla fantasia, in ogni campo, nel lavoro, nell'arte, nell'imprenditoria. Quindi liberalizzazioni, alleggerimenti burocratici, stimoli all'iniziativa, opportunità di esprimere le proprie capacità. Ottimismo...."

"... Il Partito democratico non può accontentarsi della somma algebrica dei Partiti dell'Ulivo. Dovrà essere un territorio aperto a tutti gli italiani che hanno a cuore le sorti del loro paese, delle loro famiglie dei loro figli. Non importa la provenienza politica d'origine..."

BELLO E CONDIVISIBILE

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31 gennaio 2007

Veronica e le cazzate della stampa italiana

Ma come si fa, se si è giornalisti seri, ad aprire a tutta pagina il giornale (La Repubblica) con la lettera della Lario che chiede le scuse del suo marito Berlusconi.

Viviamo proprio in un modo dove l'informazione giornalistica è diventata nulla.
La repubblica in questo modo ha dato la possibilità a Berlusconi di essere apprezzato da: i maschi per il suo squallido machismo e dalla stragrande maggioranza delle donne per aver chiesto scusa con tanto di clamore giornalistico (ho come è bravo questo ex Presidente del Consiglio...)

Ma forse era tutto combinato...
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31 gennaio 2007

Partito Democratico sono nel Gruppo dei 26

Da "La Reppubblica" del 31 gennaio 2007

PD sia la sinistra del nuovo secolo

"Noi vogliamo concorrere, con il nostro autonomo contrbuto di idee e di proposte, ad una scelta congressuale convinta e netta a favore della trasformazione dell'Ulivo in Partito democratico" Così si apre il documento del gruppo dei 26 dal titolo "Partito Democratico, non se ma come". Una posizione ritenuta molto vicina al Sindaco W. Veltroni.
Un partito si legge nel documento presentato a Montecitorio da G.Melandri, W. Vitali e L. Pennacchi, da non intendersi come mera sommatoria di DS e Margherita, ma un partito allargato a tutte le ispirazioni costitutive: da quelle riformiste a quelle radicali, da quelle cattoliche a quelle liberali, socialiste e ambientaliste.
Un partito che sia naturale riferimento per tutti i riformisti e che superi la contrapposizione artificiosa tra riformismo e radicalità. Insomma il Partito Democratico non deve nulla a che fare con una conversione neocentrista dell'Ulivo, altrimenti avrà fallito i suoi obiettivi. L'Ulivo non è alternativa moderata alla sinistra. Eè la sinistra del nuovo secolo."

E allora perchè non farne una mozione congressuale?
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29 gennaio 2007

Scarpe rotte .... per il Partito Democratico

Dal Bestiario di Giampaolo Pansa del 1 febbraio 2007.
"........Il pericolo che si procede verso il nuovo partito restando inchiodati al proprio passato politico,nel timore di perdere le vecchie radici. Ma il successo del Partito democratico dipenderà prima di tutto dalla capacitàdi guardare in avanti, senza più voltarsi per tener d'occhio quel che si abbandona.......
Il popolo della quercia deve diventare più laico. Ossia più aperto verso chi la pensa diversamente. Meno contrario a rileggere la propria storia con sguardo limpido. Meno facile alle scomuniche culturali e politiche. Capace di rifiutare le favole che raccontano di congiure messe in atto da fantomatici poteri forti ogni volta che un giornale, un libro, un programma televisivo, un intellettuale osano criticare lo stato attuale della Quercia e l'operato dei suoi dirigenti........"
Come non dargli ragione
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26 gennaio 2007

Per il Partito Democratico io sto Con W. Veltroni

“Per la realizzazione del partito democratico credo che il tempo non debba essere più lungo di un anno”:
”Senza il partito democratico così vicino - ha aggiunto Veltroni - il Governo Prodi faticherebbe di più”. “E’ necessario - ha proseguito - avviare le procedure per fissare un calendario. La strada è quella dal basso: quartiere per quartiere, posto di lavoro per posto di lavoro: il processo che deve portare alla formazione del partito democratico deve essere simile a quello delle primarie e i dirigenti di partito dovranno accompagnare questo processo”.
“Da dieci anni - ha detto ancora - penso che in Italia ci sia qualcosa di nuovo, qualcosa che è maturato anche dopo la caduta del Muro di Berlino nell’89. Nell’ ultimo decennio, tra l’ altro, i nostri elettori ce l’hanno anche fatto capire: se stiamo insieme riceviamo più voti. Per questo dico che serve un soggetto maggioritario di area riformista. Questo soggetto è appunto il Partito democratico, inteso non come una sommatoria di partiti ma come un soggetto dove una persona si iscrive sapendo di contare come tutte le altre che ne fanno parte”.
"Sì, io dico che si può fare, che un partito del 40 per cento, nel campo riformista e democratico, può essere alla nostra portata, immediatamente. Purché, come ho già detto, e ripeto, non si viva questa sfida come la fine della sinistra, purché non si cerchino tutti i motivi per non farlo, il partito".
L'importante è cominciare. Non possiamo ignorare il messaggio chiaro che da dieci anni ci mandano milioni di elettori italiani, quelli che non si riconoscono nel panorama attuale, spiega il sindaco: "E' sempre lo stesso messaggio, ve ne siete accorti?: "Se state uniti, vi votiamo, se state divisi vi penalizziamo"".
Veltroni ha sentito il polso dei militanti, fiutato l'immutata richiesta della base per l'avvio della nuova creatura: "Se l'Ulivo, non esistendo in quanto tale nella vita politica, ha preso il 33 per cento", allora sì, si può, si deve osare. E nessuno tiri fuori il problema dell'identità, del rischio di perdersi. "La sinistra - dice Veltroni - è cambiamento, lo è stata sempre, nel passato, quando scelse in ore drammatiche di trasformarsi da Pci in Pds e poi Ds. Anche allora pensammo che iniziava un'altra storia e bisogna avere riconoscenza nei confronti di chi ebbe il coraggio della svolta". 
"Devi dare alla gente obiettivi e valori. Adesso bisogna raccogliere le energie e parlare ai quei quattro milioni delle primarie. Se ci riusciremo cambierà il futuro di questo Paese".


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15 gennaio 2007

Manifesto per il Partito Democratico

Anticipato dalla stampa la pubblicazione del manifesto del Partito Democratico realizzato dal Comitato dei Saggi scelti tempo fa dai partiti per produrre appunto un canovaccio di buone idee su cui discutere.

Dai primi appunti la bozza ci piace: sui diritti civili: tenaci difensori della laicità. Sui valori: Gli affluenti della nostra cultura libertà, uguaglianza, solidarietà, pace, dignità della persona... Sulla pubblica amministrazione: promuovere responsabilità e merito. Sulla istruzione e ricerca: sostegno al sistema pubblico. Sulla politica estera: una Ue potenza civile. Ma quello che ci piace di più l'impegno per il Paese: "Per noi, i democratici, la politica è prima di tutto servizio, è una nobile forma di amore per il prossimo e per il nostro paese. Per questo vogliamo riscattarne il valore, difendendolo dalle degenerazioni affaristiche, dalle manipolazioni delle procedure democratiche, dalle oligarchie inamovibili, restituendo fiducia alle persone disposte ad impegnarsi per pura passione civile, in forma volontaria e a proprie spese"

Ma sono d'accordo anche con il mio carissimo vecchio professore Pietro Scoppola quando dice che: "il PD non deve essere una pratica da evadere perchè ormai non si può più tornare indietro, ma è chiamato a muovere passioni. Deve lasciare un segno. Ma io non vedo ancora nè i 'liberi e forti' di Sturzo nè l'efficacia del fantasma che si aggira per l'Europa di Marx . Occorre quindi trovare una chiave letteraria del testo, una formula vincente e possibilmente duratura. Se non in termini di secoli almeno di anni"


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"O tu che sei il migliore degli uomini, tu che sei Ateniese, cittadino della più grande città e più rinomata per sapienza e potenza, non ti vergogni tu a darti pensiero delle ricchezze per ammassarne quante più puoi, e della fama e degli onori; e invece della intelligenza e della verità e della tua anima, perché ella diventi quanto è possibile ottima, non ti dai affatto né pensiero né cura?" Socrate



L'alfabeto ingenera oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitare la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria, ma per richiamare alla mente. Nè tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l'apparenza, perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di moltissime cose senza insegnamento, si crederanno d'essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti. ( Fedro, 275 a-b)

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