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socrate2005 viaggiare, conoscere, raccontare - il blog di Enzo D'Urbano
1 giugno 2010

RESISTERE E LOTTARE

C'era una volta. C'era una volta chi si dava come compito quello di incalzare il potere e di controllarlo: un'elite culturale temuta e ascoltata. C'erano una volta i "maestri", i Pasolini, i Moravia, gli Sciascia, i Calvino, ma anche i Bobbio, i Galante Garrone, gelosi custodi del libero pensiero. E ora? L'Italia non potrebbe essere quella che è senza la complicità del sistema mediatico e grazie all'assenza degli intellettuali, "una categoria - scrive Beha - più 'del portafogli che del pensiero". A cominciare dai giornalisti. Ma è il quadro d'insieme che preoccupa ("Stiamo rispondendo a Obama con Geronzi"): un gigantesco concorso di colpa che attraversa molte categorie professionali, in nome del denaro e in virtù di una normalizzazione della banalità da troppi accettata. Il resoconto di Beha, lucido ma non rassegnato ci induce a reagire, così come molte associazioni di liberi cittadini hanno cominciato a fare. Contro il Golpe Bianco che ci sta svuotando. In appendice, le "Resistenze ai Nuovi Mostri".

17 febbraio 2010

Elezioni Provinciali

Nelle elezioni provinciali di Marzo a L'Aquila io sostengo:

Stefania Pezzopane
Presidente
,

Lorenzo Berardinetti
Consigliere

e

Il Partito democratico

17 settembre 2008

Il ministro inorridisce


Il Ministro Mara Carfagna mentre inorridisce di fronte alle ragazze dell'est, nigeriane, sudamericane, trans che vendono il loro corpo


15 luglio 2008

Bravo Tonini, finlmente qualcuno nel PD che parla

Tonini: "Il caso abruzzese insegna, servono nuovi dirigenti al Sud"

Intervista di Gianni Del Vecchio - Europa
«Tenendo un attimo da parte il versante giudiziario della vicenda, il caso abruzzese deve spingerci a una riflessione seria sulla qualità della classe dirigente del
Pd nelle regioni meridionali. Vedo un brutto appannamento
della nostra azione politica, una diffusa stanchezza a cui
dobbiamo presto dare una risposta. Serve un rinnovamento
nel Mezzogiorno». Giorgio Tonini fa un passo avanti, e
bello lungo, rispetto al suo segretario. Se Walter Veltroni
ieri s’è limitato a una dichiarazione di routine sull’arresto del governatore abruzzese Del Turco, il suo fedelissimo invece coglie l’occasione per lanciare un messaggio a una parte del partito.
Per lei quindi la vicenda è da inquadrare in una cornice
più ampia, da interpretare in un’ottica strettamente
politica?

Anche. Il fatto è che non possiamo permetterci di continuare ad essere delegittimati agli occhi dei nostri elettori meridionali. Dopo i casi della Campania e della Calabria, l’arresto di Del Turco è un altro colpo alla nostra immagine. Andando di questo passo corriamo il rischio di perdere tutte le regioni del Sud nel 2010.
Qualche campanello d’allarme è suonato già alle scorse
politiche.

Esatto. Nel 2005 abbiamo conquistato tutte le regioni, ad
eccezione di Molise e Sicilia. Solo tre anni dopo invece,
abbiamo raggiunto un risultato deludente. Una delle ragioni
del tonfo elettorale è proprio lo scarso feeling che
abbiamo avuto in quella parte d’Italia. Basti pensare che il Sud è stata l’unica area geografica dove l’esperimento del Pdl ha funzionato, raggiungendo risultati migliori di An e Forza Italia messe assieme.
Cosa fare allora?
Bisogna investire fortemente nel rinnovamento della classe dirigente così come nel superamento dei vecchi metodi di far politica. Altrimenti non si va da nessuna parte. Purtroppo la mia sensazione, per quello che posso conoscere di quella realtà, è che non sempre nel Sud siamo avvertiti come una forza riformista, portatrice di cambiamenti. Oscilliamo fra picchi di critica e denuncia contro la mafia o la camorra e momenti di ordinaria amministrazione del potere secondo vecchi vizi e vecchie
virtù. Insomma, servirebbero nuovi dirigenti che sappiano
tenere assieme i temi della questione morale e della legalità con quello dello sviluppo economico.

Ascolterete anche la società civile?
Per la prima volta pezzi di società civile ci hanno indicato la strada da seguire. Penso alla Confindustria siciliana o alle associazioni anti-pizzo. Non possiamo pensare di cavarcela anche stavolta con la tattica delle alleanze, anche perché proprio il contendersi col centrodestra certi alleati, espressione del peggiore trasformismo, ci ha fatto andare indietro invece che avanti.
Concentriamoci sul piano giudiziario della vicenda Del
Turco. Che idea s’è fatto?

Prima di tutto l’arresto mi ha addolorato da un punto di
vista umano, visto che conosco personalmente il governatore. Bisogna avere grande prudenza, non essere né innocentisti né colpevolisti. Sarà il processo a dimostrare o meno la consistenza delle accuse. Guai a buttarla in politica.
Cosa che invece hanno fatto sia Berlusconi che Di Pietro.
Entrambi sono già arrivati a sentenza: uno in un verso, l’altro in quello opposto. Un atteggiamento tribale, non da paese civile. Resta il fatto che, entrando nel merito, in Italia è sempre la sanità al cento dello scandalo.
Purtroppo la sanità vive una situazione contrastante: da
un lato il sistema è in media di qualità molto elevata, dall’altro è flagellato da una gestione poco trasparente in tema di nomine e di appalti pubblici. Sul primo punto occorre cambiare la legge mentre sul secondo è soprattutto la politica a doversi dare una regolata.

Ripartiamo urgentemente dalle cose che dice Tonini e soprattutto poniamo la questione morale al centro della nostra azione. Non è con il silenzio che risolveremo i problemi del PD abruzzese ma semmai prendendo subito posizioni nette e chiare. Fermo restante le garanzie degli imputanti, politicamente non possiamo certo aspettare i tempi dei processi per dire come la pensiamo, semprechè pensiamo....

14 luglio 2008

Brutta pagina er l'Abruzzo

Hanno arrestato Del Turco con Mazzocca, Quarta, cesaroni, Boschett. Il Sindaco di Pescara D'Alfonso è sotto il tiro della magistratura. Per chi come me crede nel nuovo Partito Democraico come possibile, seria, alternativa democratica al centro destradi Berlusconi il colpo è duro da digerire.
E' arrivato il momento di fare veramente chiarezza nel PD. A questo punto è necessario un totale rinnovamento della classe dirigente. Non sono disposto più a dare un minuto del mio tempo a chi, con il suo cmportamento, distrugge in un attimo quello che milioni di persone costruiscono, volontariamente, giorno per giorno nell'attività civile e politica.
Di regole abbiamo bisogno. e chi è stato per troppo tempo parlamenatare, sindaco, amministratore, dirigente di partito deve farsi da parte e dare la possibilità a chi ha solo fatto del volontariato o a chi per età non ha ancora fatto nulla di gestire il partito, altrimenti non vi è nessuna speranza.
9 luglio 2008

Premio Hombres V edizione 2008

 

Il Comune di Pereto, l’Associazione Hombres
l’Associazione l’Ombelico del Mondo
organizzano il

PREMIO HOMBRES CITTA’ DI PERETO
(Gian Gabriello Maccafani)
(V edizione - 2008)
 

Benvenuti in Abruzzo
A Pereto, la porta d’Abruzzo e nella rete Borghi Autentici d’Italia
 

Fotografia - Poesia - Narrativa - Giornalismo
 

Patrocinio
Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila, Comunità Montana Marsica 1
 

REGOLAMENTO

 

1. SEZIONE FBAI: Fotografia tema obbligato

Uno scatto per scoprire l'identità dei Borghi Autentici Abruzzesi: Barrea, Castelvecchio Calvisio, Castelvecchio Subequo, Canistro, Civitella Roveto, Colle Di Mezzo, Corfinio, Fara San Martino, Montelapiano, Pereto, Pescina, Pettorano sul Gizio.
(le foto verranno accettate sia a colori che in bianco e nero)

2. SEZIONE FL: Fotografia tema libero.

(le foto verranno accettate sia a colori che in bianco e nero)
Le sezioni Fotografia sono aperte a tutti i fotoamatori, i quali possono presentare un massimo di quattro opere (per categoria). Le stampe dovranno avere il lato maggiore compreso tra 30 e 40 cm. Possono essere presentate però anche stampe in formato minore, purchè montate su un cartoncino delle suddette misure (30/40 cm).
Sul retro di ogni fotografia dovrà essere indicato il nome del partecipante, il titolo dell'opera e la sezione per la quale si partecipa. L'invio delle opere deve essere franco di ogni spesa.

3. SEZIONE P: Poesia

(sezione unica)
Il partecipante dovrà inviare una poesia della lunghezza massima di 36 righe (potranno essere inviate due o tre poesie brevi o sonetti, purchè la lunghezza complessiva non superi le 36 righe.)
I testi, a tema libero, devono essere scritti in lingua italiana, editi o inediti. Non saranno ammessi testi che siano già stati premiati ai primi tre posti in altri concorsi.
I concorrenti dovranno inviare dieci copie, solo una di queste dovrà avere nome, cognome, indirizzo, numero di telefono o eventuale indirizzo e-mail, e il nome della sezione alla quale intendono partecipare.

4. SEZIONE LP: Libri di poesia

I libri, a tema libero, devono essere in lingua italiana, editi o inediti. Non sono ammessi libri che siano già stati premiati ai primi tre posti in altri concorsi. I concorrenti dovranno inviare almeno sette copie del libro.

5. SEZIONE S: Silloge di poesie

Silloge di poesia in lingua italiana. La silloge dovrà essere composta da non meno di 20 composizioni, e non più di 34 composizioni possibilmente di non oltre 36 righe. Per i classificati di questa sezione, sarà realizzata una pubblicazione nella collana i Quaderni di Hombres .

6. SEZIONE RL: Racconto a tema libero

Racconto della lunghezza massima di cinque cartelle (una cartella: 60 battute, 30 righe). I testi, a tema libero, dovranno essere in lingua italiana, editi o inediti. Non verranno ammessi testi che siano già stati premiati ai primi tre posti di altri concorsi. I partecipanti dovranno inviare dieci copie del racconto, di cui una con nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e la sezione alla quale partecipano.

7. SEZIONE RBAI: Racconto "Il borgo da scrivere"

Racconto breve ambientato in uno dei Borghi Autentici d'Italia della Regione Abruzzo: Barrea, Castelvecchio Calvisio, Castelvecchio Subequo, Canistro, Civitella Roveto, Colle Di Mezzo, Corfinio, Fara San Martino, Montelapiano, Pereto, Pescina, Pettorano sul Gizio.
Il racconto di max 5 cartelle di 30 righe e 60 battute deve contenere riferimenti, ambientazioni, vite vissute, amosfere reali o di fantasia che esaltano l'autenticità e l'identità del borgo.

8. SEZIONE D: Diario - scrivi una storia per Pereto-

Incipit: "c'è una ragione perché sono venuto/a in questo paese. Qui non ci sono nato, è quasi certo, o forse no; dove sono nato non lo so. Non so se vengo dalla collina, o dalla valle, dai boschi o da una casa di balconi, questo non me lo ha detto la ragazza che mi ha indicato la strada per Pereto".

I concorrenti dovranno inviare dieci copie di max 5 cartelle di 30 righe e 60 battute del diario, di cui una con nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e sezione alla quale si intende partecipare.

9. SEZIONE G: Giornalismo

La giuria premierà un articolo, una pubblicazione, un giornale, una rivista o un giornalista che si sarà occupato dell'Abruzzo, dei suoi parchi, della sua ospitalità, di borghi o dei prodotti tipici.

10. SEZIONE C: Cartolina - disegna una cartolina per i Borghi Autentici d'Abruzzo -:

(Barrea, Castelvecchio Calvisio, Castelvecchio Subequo, Canistro, Civitella Roveto, Colle Di Mezzo, Corfino, Fara San Martino, Montelapiano, Pereto, Pescina, Pettorano sul Gizio.)
Ogni concorrente può partecipare con un numero di 3 (tre) cartoline, con formato massimo di 24x34 cm. Il concorrente, per avere delle immagini di riferimento, potrà visitare i seguenti siti internet: www.hombres.it, www.terremarsicane.it, www.pereto.info, o altri siti abruzzesi che si occupano dei paesi Borghi Autentici.
La tecnica di disegno e realizzazione è libera, così come i colori e l'orientamento (verticale
od orizzontale). Soggetti degli elaborati dovranno essere i Borghi Autentici della Regione Abruzzo.
Dietro le cartoline che verranno inviate, è necessario che il partecipante scriva nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e la sezione alla quale sta partecipando.

Quota di partecipazione: Euro 10,00 per ogni sezione.

Il versamento della quota d'iscrizione, deve essere fatto a mezzo vaglia postale, o con versamento sul c/c postale n°80412323 CIN: G, ABI: 07601; CAB: 03600 intestato a HOMBRES. Nella causale indicare obbligatoriamente: "Premio Hombres", Città di Pereto, V Edizione; sezione per la quale si partecipa.

Spedire gli elaborati a: "Premio Hombres", Città di Pereto, V edizione - c/o Municipio - C.so Umberto, 49 - 67064 Pereto (Aq). Sulla busta va indicata la sezione a cui si partecipa. Gli elaborati possono essere anche consegnati a mano presso il Comune di Pereto. Allegare la copia del versamento; la spedizione dovrà avvenire entro e non oltre il 15 luglio 2008. (qualsiasi variazione di data verrà comunicata sul sito www.hombres.it)

La premiazione avrà luogo presumibilmente il 20 Settembre 2008.

Informativa - Informativa ai sensi della Legge 675/96 sulla Tutela dei dati personali. Il trattamento dei dati, di cui garantiamo la massima riservatezza, è effettuato esclusivamente ai fini inerenti il concorso cui si partecipa.

La partecipazione al Concorso implica la completa e incondizionata accettazione del presente regolamento.

Eventuali e insindacabili modifiche al regolamento potranno essere attuate dall'organizzazione in relazione a situazioni contingenti.
Risultati e info on line in tempo reale
Tutti i risultati del concorso verranno pubblicati sulla pagina: www.hombres.it dove si possono anche leggere man mano notizie sul procedere dei lavori.
I premiati riceveranno tempestivamente l'invito a partecipare alla premiazione.
 

Per chiarimenti ed informazioni telefonare al 347-9303583.
Email: segreteria@hombres.it

Premi: I premi di base saranno i prodotti in ceramica dipinti a mano dagli artigiani di Castelli ad esaltazione del gemellaggio tra Pereto (Aq) e Castelli (Te) e della promozione di opere d'arte come le ceramiche abruzzesi.


28 aprile 2008

Roma è perduta

Abbiamo perso, dopo l'Italia, anche Roma. State a vedere quanti adesso si scaglieranno contro Veltroni. Spero solo che lui abbia la forza e l'intelligenza di resistere, perchè se così non fosse addio Partito democratico, addio politica.
26 aprile 2008

Risultato elettorale

Molte sono le analisi sul risultato elettorale e tutte molte interessanti. Io vorrei dire una sola cosa. Visto che il PD non ha vinto le elezioni adesso si scateneranno molti a cercare le colpe in Veltroni o in quesi segretari regionali e provinciali, che sappiamo sono dirigenti di questo partito solo da qualche mese prima delle elezioni e quindi non possono essere solo  loro a portare la croce. Ma si sa come vanno queste cose se si vince sono tutti responsabili se si perde, o non si vince molto, i responsabili sono solo quelli che hanno fatto le liste, quelli che non hanno fatto un comizio la, quelli che hanno fatto un intervento con un'accento piuttosto che con  l'altro..... Io penso che abbiamo perso perchè la politica in generale ha smesso di fare analisi e si usano solo slogans che colpisce la paura della massa votante. Abbiamo perso perchè il governo prodi ha fatto di tutto per dare l'immagine peggiore di sè.
Oggi necessita, quello che dice veltroni, una vera offensiva culturale per riportare il dibattito politico sui veri tempi sul tappeto nel mondo e far ragionare tutti.
Comunque se dopo il voto di Roma qualcuno metterà in discussione Veltroni penso che possiamo andare tutti a casa e far governare la destra per i prossini 50 anni.

24 aprile 2008

25 APRILE LA LIBERAZIONE

La Liberazione

L'insurrezione di aprile

di Giorgio Amendola

Il governo democristiano e le forze politiche che lo sostengono hanno da tempo iniziato contro il nostro Partito una campagna di calunnie e di menzogne, accusandolo di tramare oscuri complotti contro la legalità repubblicana e di preparare l'attuazione di piani segreti per scatenare nel paese un movimento insurrezionale.

La maggior parte del popolo italiano ha vissuto recentemente, dal 1943 al 1945, da Napoli a Torino, una grande e tragica esperienza insurrezionale, dalla quale esso ha direttamente imparato che l'insurrezione non e un giuoco di pochi cospiratori; l'insurrezione per noi è cosa molto seria, è mobilitazione e lotta di milioni e milioni di cittadini, è anzitutto un grande movimento politico di masse che trascina la maggioranza dei lavoratori in una lotta alle sorti della quale è affidato l'avvenire del paese.

Tutti i venti mesi della resistenza furono caratterizzati da una vivacissima lotta politica, che si svolse in seno ai C.L.N. e, in primo tempo, tra i C.L.N. e le forze organizzate attorno al governo Badoglio, per la direzione politica del movimento di liberazione e per la sua piattaforma politica.

Il governo Badoglio, fuggito da Roma il 9 settembre, responsabile del crollo dell'esercito italiano, non poteva dirigere la guerra di liberazione. Una nuova direzione politica, espressione delle forze popolari che avevano scelto da sole nella generale decomposizione del vecchio stato italiano la via della lotta, doveva guidare il movimento popolare. Sorsero i C.L.N., il C.L.N. Centrale a Roma, il C.L.N. alta Italia, i C.L.N. Regionali, provinciali, periferici, tutta una nuova organizzazione politica che aderiva concretamente alle esigenze della lotta e che permetteva la più larga mobilitazione delle masse popolari. La lotta tra la vecchia direzione politica, espressa nel governo Badoglio, e la nuova direzione dei C.L.N. caratterizzò tutto il primo periodo della resistenza; e minacciò, col dualismo di organi direttivi che si verificò nel territorio occupato, di paralizzare lo sviluppo dell'azione, finché, per l'iniziativa del compagno Togliatti, formato il primo governo di Unità Nazionale, la direzione unitaria di tutto il movimento fu realizzata con l'affidare ai C.L.N. nei territori occupati la rappresentanza del governo centrale e l'esercizio della funzione di governo fino all'arrivo delle forze alleate. Ma la lotta politica tra le forze conseguentemente democratiche, e quelle conservatrici, continuò vivace in seno ai C.L.N., dove liberali e democristiani assolsero quasi sempre ad una funzione di freno. Infatti le forze politicamente e socialmente conservatrici, fin dal momento del crollo del regime fascista, non si sono limitate ad agire dal di fuori del nuovo sistema politico di forze democratiche e popolari, fronteggiandolo, e combattendolo, ma hanno sempre combinato assai abilmente questa opposizione esterna con l'azione in seno a questo nuovo sistema, per minarne l'unità, indebolire la saldezza; e rallentarne e ostacolarne i movimenti. È stata questa la funzione dei liberali e dei democristiani in seno ai C.L.N., aiutati in questa opera da quei «socialisti» e azionisti che hanno poi dimostrato il loro asservimento agli interessi di quelle forze che si proponevano, malgrado la caduta del regime fascista, di mantenere in piedi la vecchia struttura reazionaria della società italiana.

La questione centrale attorno alla quale si svilupparono tutte le polemiche e si determinarono i principali dissensi politici fu quella dell'attesismo, affrontata apertamente nelle prime settimane, ma poi ripresa quasi ininterrottamente, ora sotto un aspetto ora sotto un altro, fino agli ultimi giorni, fino agli ultimi tentativi di trascinare il movimento nazionale sulla via della capitolazione e del compromesso col nemico.

Gli attesisti proclamavano l'inutilità della lotta, la necessità di restare tranquilli fino all'arrivo degli alleati, l'opportunità di limitare l'opera della Resistenza a una attività di assistenza agli sbandati e di informazioni agli alleati. La questione, che assumeva a volte un aspetto di tecnica militare, era in realtà schiettamente politica, e investiva direttamente il carattere e la base politica del movimento di liberazione. Infatti gli attendisti temevano la mobilitazione del popolo, necessaria per condurre avanti seriamente la guerra di liberazione, temevano che il popolo risvegliato da questa partecipazione alla grande lotta liberatrice potesse all'indomani della liberazione imporre la sua volontà di rinnovamento politico e sociale del paese. Essi si opponevano perciò allo sviluppo delle azioni di guerra contro i nazi-fascisti. Ora, non soltanto vi era un problema nazionale -assicurare che la liberazione dell'Italia avvenisse col concorso degli italiani, per cui l'Italia potesse risorgere al suo posto di grande Nazione riscattata dal valore e dal sacrificio dei suoi figli migliori- che dettava l'obbligo di sviluppare una lotta a fondo senza quartiere. Non soltanto vi era la necessità di affrettare l'ora della liberazione e di abbreviare la durata delle sofferenze, colpendo il nemico ovunque si trovasse, rendendogli la vita impossibile, immobilizzando ingenti sue forze sul fronte interno, seminando nelle sue file il panico ed affrettandone la resa. Non soltanto bisognava impedire al nemico di portare a compimento i suoi piani di distruzione e bisognava salvare il salvabile dell'apparato industriale, già tanto logorato dai bombardamenti aerei, per assicurare per l'indomani della Liberazione il massimo di occupazione e di pane ai lavoratori italiani. Ma la necessità dell'azione, della lotta senza quartiere, nasceva altresì dal bisogno di difendersi dalle prepotenze nazi-fasciste, di impedire le deportazioni in Germania e gli arruolamenti forzati nelle formazioni fasciste, di opporsi alle razzie di uomini, di viveri, di bestiame, di cose, di mantenere uniti e organizzati gli sbandati della prima ora, trasformandoli in combattenti. Un grande industriale, che si arricchiva nel traffico con i tedeschi, poteva comodamente, praticando con sicurezza il doppio giuoco, aspettare l'arrivo degli alleati. Ma gli operai e i soldati ritiratisi sui monti potevano cercare una possibilità di salvezza anche individuale, soltanto organizzandosi in formazioni disciplinate e combattendo duramente per difendere con le armi strappate ai nemici la vita e la libertà. E fu quello che avvenne. La creazione delle Brigate Garibaldi indicò la via a tutte le forze della Resistenza. Le forze conseguentemente democratiche, gli operai, i soldati, i lavoratori più coscienti, il nostro partito, marciarono sulla via della lotta e impressero, di fatto, a tutto il movimento la loro concreta direzione.

Ma gli attendisti non si diedero per vinti e cercarono in ogni modo di frenare lo sviluppo e l'estensione della lotta, di ostacolare, in particolare, la mobilitazione delle più larghe masse popolari. Uno dei motivi più frequentemente avanzati dagli attendisti per ostacolare lo sviluppo della lotta era l'asserita opportunità di non esporre la popolazione civile alle rappresaglie del nemico. In realtà, dal momento che si era iniziata la guerra partigiana, il problema era stato già risolto nell'unico modo possibile, compatibile con l'osservanza del nostro dovere nazionale, cioè nel rifiuto di sottostare al vigliacco e barbaro ricatto degli invasori tedeschi e dei traditori fascisti. Cedere al ricatto voleva dire arrestare completamente l'attività partigiana, rinunziare alla lotta, consegnare le armi, capitolare di fronte al nemico. Né potevano valere le considerazioni spesso avanzate dagli attendisti, che miravano a attenuare l'intensità della lotta, a escludere certi mezzi di offesa, a evitare che determinate azioni venissero compiute entro le città. Non era problema di mezze misure. La rappresaglia tedesca si abbatteva cieca ed indiscriminata, né mai era possibile prevederne la direzione e la portata. Se vigliaccamente colpiva con la fucilazione dei 320 martiri delle Fosse Ardeatine i patrioti romani dopo l'azione di guerra compiuta dai GAP a Via Rasella, essa si mostrava feroce anche fuori della città, nelle montagne e nelle campagne, arrivando per il taglio dei fili telefonici e per il semplice rifornimento dei viveri ai partigiani a incendiare intieri villaggi e a massacrare la popolazione, uomini e donne, vecchie e bambini, come tragicamente ci ricordano le 2000 vittime di Marzabotto. No, le rappresaglie non si evitavano attenuando la lotta, a meno di non rinunciarvi completamente e di tradire così il proprio dovere. Le rappresaglie si combattevano al contrario intensificando la lotta, reagendo colpo su colpo, provocando nelle file nemiche perdite sempre più grandi, e facendo molti prigionieri. Quando le nostre unità garibaldine hanno incominciato a fare dei prigionieri, allora il nemico, sordo a ogni considerazione umana, ma sensibile al linguaggio della forza, scese a patti e cercò di cambiare gli ostaggi contro i prigionieri.

Questa era l'unica via, via dura e sanguinosa, la via del combattimento a oltranza, quella segnata dalle gesta dei partigiani dell'U.R.S.S. e delle altre nazioni europee, la via del resto che ci era indicata dagli stessi appelli dei comandi alleati e dai proclami del governo italiano.

Contro la minaccia che le rappresaglie costituivano per tutti i cittadini italiani, non restava che un mezzo di difesa; l'unione di tutti gli italiani contro queste iene arrabbiate, l'unione nella lotta comune, nel sempre maggiore allargamento del Fronte della Resistenza. Ogni uomo, ogni donna, ogni ragazzo diventava un combattente della libertà.

Naturalmente gli attendisti si opponevano a questo allargamento del fronte della Resistenza, che poneva il problema di una mobilitazione e di una organizzazione permanente delle masse popolari. Tutta la polemica sui C.L.N. periferici svelava la preoccupazione retriva che le masse lavoratrici potessero acquistare, attraverso ad una attiva partecipazione a questi organismi popolari di auto-governo, una nuova esperienza politica, schiettamente democratica.

Su tutti questi problemi, i fatti decisero di ogni controversia. La pariteticità dei C.L.N., così strenuamente difesa da liberali e democristiani, non reggeva di fatto di fronte alla capacità creativa delle masse in lotta ed al potente impulso che esse imprimevano allo sviluppo della situazione politica. Le tesi che noi comunisti avevamo per primi sostenute trionfarono di ogni resistenza perché esse interpretavano le necessità più sentite del movimento di liberazione, e perché esse erano suffragate dall'immediata esperienza della lotta. Così le forze di avanguardia della classe operaia impressero a tutto il movimento, concretamente, la loro direzione politica e l'avviarono, malgrado tutte le resistenze, verso la necessaria conclusione: l'insurrezione.

L'insurrezione di Napoli aveva già chiaramente indicato che «la guerra partigiana avrebbe dovuto avere la sua conclusione e il suo sblocco logico in una insurrezione generale armata che precedesse l'arrivo degli alleati, si svolgesse in concomitanza di una offensiva decisiva e sbaragliasse il fronte della ritirata nemica. Dopo Napoli la parola d'ordine dell'insurrezione finale acquistò un senso e un valore, e fu allora la direttiva di marcia per la parte più audace della resistenza italiana», (LONGO, Un Popolo alla macchia, pag. 102).

Ma come bisognava concepire e preparare questa insurrezione? Alcuni, e erano di fatto sempre gli stessi sostenitori dell'attendismo, la vedevano e la presentavano come un'azione lontana, da scatenare a una misteriosa ora X. Intanto, nell'attesa di questa ora fatale, bisognava non muoversi, «non scoprire le forze», dicevano, preparare bene i piani, ecc. Naturalmente, per questa via, se pure questa ora X avesse dovuto mai scoccare, null'altro sarebbe stato pronto, se non i piani elaborati a tavolino. L'idea dell'insurrezione, sostenevamo noi comunisti, doveva invece significare «rafforzamento permanente, coronamento e sbocco di tutta la lotta di liberazione», «non semplice parola d'ordine, ma un compito concreto e immediato di preparazione politica e di mobilitazione. Si doveva perciò continuare, allargare, generalizzare la lotta di liberazione nazionale già iniziata: quella armata, partigiana in primo luogo, ma anche la resistenza di massa alle ingiunzioni fasciste e il movimento rivendicativo delle masse lavoratrici contro i propri oppressori o sfruttatori» (LONGO, Un Popolo alla Macchia, pag. 131).

E, nello schema del rapporto politico presentato alla Conferenza dei Triumvirati Insurrezionali del Partito comunista italiano, pubblicato nel numero 19-20, 25 Novembre 1944, di «La nostra Lotta», si affermava in esplicita polemica con le posizioni degli attendisti:

«l'insurrezione nazionale per cui noi ci battiamo e che vogliamo potenziare sempre di più non è una misteriosa preparazione per «il momento buono» per una apocalittica ora X, ma è la guerriglia di ogni giorno che deve colpire permanentemente e con tutte le armi il nemico, ovunque si trovi, guerriglia che dobbiamo intensificare e estendere sempre di più, fino a liberare completamente e definitivamente porzioni sempre più grandi del territorio nazionale ».

Durante tutto il 1944, man mano che il movimento partigiano si veniva rafforzando e estendendo si allargava pure in tutto il territorio occupato la lotta delle masse lavoratrici. Non si può comprendere lo sviluppo del movimento partigiano e la sua capacità di resistenza e di attacco davanti alle preponderanti forze nemiche, se lo si isola dall'insieme dei grandiosi movimenti di lotta delle masse popolari italiane che durante tutti i venti mesi non si stancarono di opporsi all'invasore, di attaccarlo in continuazione con una serie di lotte rivendicative, economiche, politiche, di strappargli delle concessioni, di imporgli in ogni momento la prepotente iniziativa popolare. Fu prima la classe operaia a sviluppare l'attacco. Dalla fine del 1943 al grande sciopero generale del marzo 1944 fu un seguirsi di agitazioni, di fermate di lavoro, di scioperi, che ridussero sostanzialmente la produzione, dimostrarono l'impotenza dei barbari occupanti, incoraggiarono i partigiani e diedero l'esempio della resistenza a tutti i lavoratori italiani. Dietro questo esempio altre categorie di lavoratori scesero in lotta. Nell'estate del 1944 furono i contadini che si rifiutarono prima di trebbiare il grano e poi, visto che gli alleati non arrivavano, lo trebbiarono sotto la protezione delle SAP, non lo portarono agli ammassi ma lo nascosero e lo consegnarono ai C.L.N. Furono i contadini a organizzare la difesa armata dei prodotti della terra, a impedire le razzie di bestiame. Furono le donne che manifestarono apertamente davanti ai municipi per richiedere pane per i loro figlioli, l'aumento delle razioni alimentari, la concessione e l'aumento dei sussidi per le famiglie dei caduti e dei prigionieri.

Così veniva attuata la direttiva contenuta nel messaggio inviato ai comunisti della zona occupata dal compagno Togliatti, subito dopo il suo arrivo a Napoli.

«L'insurrezione nazionale non deve essere opera solo di un'avanguardia ma di tutto il popolo. Non è mai ammissibile che esista una situazione in cui solo i piccoli gruppi sono attivi e grandi masse aspettano senza intervenire nella lotta. Combinate insieme i colpi dei piccoli gruppi e le azioni militari più vaste con movimenti e azioni di grandi masse, allo scopo di arrivare all'insurrezione nazionale».

E nel rapporto politico presentato alla riunione allargata della Direzione per l'Italia occupata del Partito comunista italiano (11-12 marzo '45) si poteva affermare che:

«già nei mesi scorsi l'insurrezione nazionale in marcia si è polarizzata da una parte nella lotta armata che ha assunto aspetti sempre più generali e un più deciso vigore e dall'altra nella lotta rivendicativa popolare che si è manifestata in scioperi, in manifestazioni di strada, in sabotaggi collettivi e individuali. Sono queste due forme di lotta, combinate e fuse in un tutto unico, che hanno scardinato lo Stato fascista, infranto i suoi piani, fatto fallire ogni sua iniziativa, scavato un abisso incolmabile tra nazi-fascismo e popolo italiano».

Alla guerriglia partigiana si accompagnava sempre più intensa durante l'ultimo inverno la guerriglia economica contro la fame, il freddo e il terrore nazi-fascista. Alle lotte operaie e contadine, si aggiungeva, nelle grandi città, la lotta delle donne, dei ragazzi e dei vecchi che assalivano treni e depositi di carbone, organizzavano il taglio di alberi nei boschi e nei parchi. Contro la guerriglia economica di massa i nazi-fascisti si rivelarono impotenti. I lavoratori e le loro donne avevano saputo adottare la tattica partigiana del colpo di mano, della sorpresa. Era tutto il popolo che si liberava, con un susseguirsi di scioperi, di manifestazioni di agitazioni, di atti di guerriglia, ininterrottamente, in mille punti del territorio, in modo da non lasciar tregua all'attaccante, di aggredirlo da tutte le parti, di minarne la capacità di resistenza.

In verità, come afferma un titolo de «L'Unità» del settembre 1944, L'insurrezione nazionale è in marcia, titolo che esprime efficacemente tutto lo sviluppo del processo insurrezionale e che diventa una parola d'ordine del Partito, a indicare che l'insurrezione è già in atto, e si realizza nel moltiplicarsi delle brigate e divisioni partigiane, nell'accrescersi della loro aggressività, nell'audacia dei GAP, nell'armamento di tutti i lavoratori inquadrati nelle SAP delle fabbriche dei rioni, dei villaggi nella liberazione di vaste zone di territorio, nell'affermarsi in queste zone di nuovi organi di potere popolare, nel portare la guerriglia nelle città e nelle campagne, nella lotta degli operai contro la produzione bellica per il nemico e contro il collaborazionismo degli industriali traditori, nello sviluppo del movimento popolare contro la fame il freddo e il terrore nazi-fascista, nella lotta contro i nemici e i sabotatori del movimento di liberazione nazionale, contro l'inganno e l'illusione delle pacifiche evacuazioni, contro ogni tendenza al compromesso e alla capitolazione. Nell'autunno del 1944, sei mesi prima dell'assalto finale, l'insurrezione nazionale era già la realtà di un popolo in armi.

E in questa lotta le masse popolari venivano organizzandosi. Nascevano i C.L.N. nelle fabbriche, nei rioni, nei grandi casamenti operai, negli uffici, nelle Università, persino nei Ministeri e nelle Prefetture. Un nuovo potere popolare nasceva nella lotta contro il vecchio potere nazi-fascista sempre più indebolito; un nuovo potere popolare la cui autorità era riconosciuta dal popolo, un nuovo potere che poggiava sulla forza armata del movimento partigiano e sul consenso delle masse lavoratrici.

Quando il mattino del 25 aprile i lavoratori armati scesero nelle strade per l'assalto finale, la vittoria era già sicura, malgrado l'enorme sproporzione dell'armamento che tuttora sussisteva. Non era una piccola avanguardia di combattenti isolati che attaccava, ma tutto un popolo che si rivoltava contro un governo logorato da venti mesi di guerriglia popolare, battuto e demoralizzato, condannato politicamente e moralmente dalla coscienza della nazione.

L'insurrezione dopo la lunga e eroica marcia arrivava vittoriosamente alla sua meta. I C.L.N. assumevano tutti i poteri, che dovevano poi, in base agli accordi internazionali, cedere ai comandi alleati.

Si è aperto con questa vittoria del popolo un nuovo periodo della storia italiana nel quale quegli ideali di libertà e di giustizia per i quali hanno combattuto e sono caduti i migliori figli del nostro popolo dovranno finalmente trionfare.

Nessuno potrà impedire che quelle sacrosante aspirazioni divengano finalmente la realtà della nuova Italia.

(articolo pubblicato in: Rinascita - n. 8 - 1948)



24 aprile 2008

Gilda

La rete è proprio straordinaria. Questa notte girovagando nel web mi sono imbattuto nell'immagine di una signora che ho frequentato almeno trent'anni fa. Una carissima amica con cui ho fatto politica insieme e soprattutto abbiamo condiviso alcuni confronti interessanti. La mente si è messa a lavorare e mi ha riportato indietro a Testaccio, a magistero, ad Ignazio Ambrogio e a tanti professori che sono stati fondamentali per la mia formazione e il sorriso straordinario di Gilda mi ha fatto ancora piacere. 
11 marzo 2008

Le schampiste di gasparri

Questa mattina ho sentito parlare gasparri delle schampiste dentro il PD e faceva esplicito riferimento ad Elisabetta Madia Ricercatrice universitaria candidata capolista a Roma.
La barbarie politica non ha confine e la "Casta" non ha NESSUNA INTENZIONE DI METTERSI IN DISCUSSIONE.
Vorrei dire a Gasparri che la Madia se non gli va bene in politica un lavoro utile per se e per gli altri lo ha mentre lui se perde i privilegi di potere acquisiti in politica cosa sa fare.......
Ragazii non vi è speranza io che sono contro il vento dell'antipolitica ho seri problemi a difendere la politica di fronte a questi cxampioni del nulla.

20 novembre 2007

Il Partito del popolo

Vorrei ricordare, al popolo, che tutti i dittatori più sanguinari sono andati al potere in nome degli interessi del popolo e hanno poi imposto, in nome del popolo, leggi sanguinarie fino a trucidare quegli esponenti del popolo che non la pensavano come il dittatore.
Passano gli anni, i secoli e dietro l'angolo c'è sempre qualche migliardario che vuole governare in nome dei poveri cristi.
Ragazzi non facciamoci fottere ancora una volta e Veltroni, che sta rimettendo in moto la politica, farebbe bene a non farsi fregare dai nuovi dittatori.
3 luglio 2007

Lo stipedio dei professori

segnale un bellissimo articolo di Pietro Citati su "La repubblica" del 3 luglio 2007
"Raddoppiare gli stipendi ai professori"
Scrive Citati: ".....Non è più possibile continuare a pagare i professori delle medie e dei licei, che devono tornare ad essere una èlite, con gli stipendi di oggi. Gli stipendi vanno almeno raddoppiati....Gli economisti mi risponderanno che i soldi non ci sono.... Ma so ugualmente bene che, in Italia, quando bisogna sprecarli, i soldi ci sono sempre. Se risparmiassimo sulla rasatura delle guance dei senatori, i profumi e i dopobarba dei deputati, le tinture dei capelli biancastri delle senatrici, le bare degli assessori veneti, i cuochi e i camerieri del Parlamento, i gelati dell'On Buttiglione, gli stipendi delle stenografe siciliane, la politica estera del Presidente Formigoni, potremmo accumulare una ricchezza immensa".
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20 giugno 2007

FORZA VELTRONI

 


Dal commento del Ministro della Pubblica istruzione
Infine Fioroni, il ministro della pubblica istruzione, ha voluto commentare la candidatura di Veltroni alla guida del Partito Democratico prendendo spunto dai temi proposti oggi per la maturità, per dire la sua. «Dopo questo splendido tema su Dante - ha dichiarato - possiamo dire, per il Partito Democratico, come disse Dante uscendo dall'Inferno: al fine uscimmo a riveder le stelle».


13 giugno 2007

Intercettazioni e politica

Veltroni durante la riunione dell'ufficio di presidenza dei DS ha affermato: "La storia delle intercettazioni è grave. Ma si lega a un vuoto della politica, a una sua debolezza. Per questo succdono queste cose. Basta guardarsi intorno: il Paese dà l'impressione di non essere governato, non si riesce a dare il senso di qualcosa di costruttivo"

Un leader è un leader sempre

Se non si fa e subito il PD con nuove regole e nuovi dirigenti il centro sinistra è destinato a perdere ogni possibilità di governare questo paese


30 maggio 2007

Family Day

La famiglia uccide più della mafia
(da un articolo pubblicato su "Il Centro" il 30/maggio/2007

CON un morto ogni due giorni, la famiglia italiana uccide più della criminalità organizzata e di quella comune. E il luogo a più elevato rischio è proprio la casa: su 10 omicidi avvenuti nel 2005 nella sfera familiare, 6 sono stati commessi tra le mura domestiche. Inoltre su 10 donne uccise ben 7 vengono ammazzate dal partner o da un familiare.
La fotografIa che emerge dal rapporto Eures-Ansa «L'omicidio volontario in Italia», presentato a gennaio, trova conferma nelle parole del professor Natale Fusaro, docente di Criminologia e Criminalistica all'Università La Sapienza di Roma: «I delitti in famiglia sono in aumento. La famiglia uccide più della mafIa».
Afferma Professor Fusaro, «I reati tra le mura domestiche avvengono perchè non c'è più un valore riconosciuto alla famiglia e allora tutto è consentito. La genesi di questi delitti va cercata nel fatto che non ci sono più ruoli distinti all'interno della famiglia, anzi c'è una perdita di ruoli. Una volta la donna era una fIgura più rimessa alle volontà del capo famiglia, questo oggi non succede più e si creano situazioni di conflitto.
'Oggi poi entrambi i coniugi lavorano e difficilmente riescono a rinunciare alle proprie aspettative anche professionali, ma al contempo non si è capaci di gestire questi nuovi ruoli».
«La società è cambiata ma non ci si è resi conto dei nuovi ruoli che questo cambiamento comportava. Manca una consapevolezza dei ruoli che si può acquisire solo attraverso il dialogo, ma quando non c'è più dialogo è probabile che si arrivi a manifestazioni di violenza e addirittura ad atti abominevoli. .... E' quindi necessario che si faccia una riflessione sociologica su quanto sta accadendo per tornare a una cultura dei valori»............

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29 maggio 2007

Risultati elettorali e Partito Democratico

Le elezioni non sono un test per il governo! ed è vero. Non sono un test politico! ed è vero. Ma pur sempre elezioni sono, pur sempre numeri sono e pur sempre politica è.
Allora il centro sinistra perde nel nord e malamente e non sale nel sud.
Margherita e DS che sono in mezzo al guado con conflitti interni seri nella costruzione del PD hanno perso.
Ora è necessaria una riflessione senza se e senza ma e soprattutto senza politichese.
E' necessario andare avanti nella costruzione del Partito Democratico però senza le inutili discussioni sul sesso degli angeli (Chi deve essere il nuovo leader come se questo fosse il vero interesse del paese). Oggi bisogna costruire una rotta chiara, certa, visible e forte su temi fondamentali come: certezze per il futuro, occupazione, sicurezza, e serenità maggiore per chi investe in produttività per il paese.
E' necessario imporre la rotta e non andare più a rimorchio di Family day o gai Pride o ambientalismo ideologico. Il nuovo Partito Democratico avrà senso e forza politica solo se saprà indicare la strada. Io dico ma a chi interessa se il leader sarà eletto ad ottobre o a marzo. Le elezioni amministrative hanno dimostrato che non interessa nessuno e soprattutto non  interessa la perdita di tempo che è dentro questo confronto.
Bisogna stare sulle prime pagine dei giornali con altre questioni e tra le altre cose bisogna starci anche su come il governo intende fare per diminuire in fututo le tasse, che intende fare sulla scuola, sull'immigrazione, sullo sviluppo economico, sul risparmio energetico, sull'occupazione, ecc.
Se, arrogantemente, i nostri leader faranno finta di nulla le eleziuoni amministrative saranno l'introduzione e nuove sconfitte.
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22 maggio 2007

Mio intervento al congresso DS Regione Abruzzo

“Una nuova storia”  - appunto -
Di questo abbiamo bisogno, di scrivere una nuova storia
attingendo a piene mani nella straordinaria storia che abbiamo alle nostre spalle, che abbiamo noi come partito, che ha l’Italia, che ha il mondo riformista in Italia, una storia fatta di grandi uomini: Gramsci, Gobetti, Berlinguer, Amendola e tantissimi altri, Una storia fatta  di sacrifici e di grandi battaglie per i diritti civili, sociali per la democrazia e la libertà; per difendere i diritti di tutti e al fianco dei più deboli, per difendere i valori della dignità umana, della civiltà, della pace.
Una storia di cui ognuno di noi può essere orgoglioso.
Consapevoli di questo passato bisogna guardare avanti ed accelerare il passo e l’interrogativo non è più se dobbiamo procedere o non procedere verso la costituzione del Partito Democratico ma semmai come procedere.
Dai congressi che ci sono stati in tutta Italia, dove la partecipazione è stata eccezionale come non si vedeva più da anni. Congressi dove vi è stata una reale discussione, un confronto senza precedenti; ancora una volta il nostro popolo di militanti ha dato prova di civiltà e maturità discutendo su tre mozioni chiare e precise e discutendo senza drammi delle sorti di un partito. Un popolo che ha avuto la capacità di dire su tutto il territorio nazionale, a stragrande maggioranza,  che bisogna cambiare ed io che vengo dalla Marsica dove il risultato è stato il più elevato d’Abruzzo ne sono particolarmente orgoglioso.
Una maturità, amici e compagni,  che viene dal paese, dal popolo delle primarie.
Sappiamo benissimo che dove ci sono state le primarie la risposta di partecipazione è stata straordinaria a dimostrazione che spesso i cittadini, gli elettori, sono più avanti delle segreterie e degli apparati di partito.
Ed allora non tradiamolo, come diceva qualche giorno fa su “La repubblica” Miriam Mafai, le aspettative e le aspirazioni del popolo delle primarie.
Non tradire il popolo delle primarie deve essere la forza della nuova politica, dare fiducia a chi vuole partecipare significa non buttare queste legittime aspirazioni nell’ortica del disimpegno;
e il disimpegno civile porta solo verso spinte autoritarie incontrollabili.
Bene non tradiamo il popolo delle primarie e facciamolo questo Partito democratico, facciamolo subito e facciamolo bene.
Il punto è questo, penso che non bisogna  perdere altro tempo a discutere se farlo. Il mondo globalizzato ci chiede di governare i processi complicati in atto e la complessità non si governa complicando la politica ma semmai semplificando e rendendo essa efficace e riconoscibile.
Manuel Castells afferma che in questo mondo mentre il capitale fluisce liberamente  la politica resta irrimediabilmente locale.
Lo stato-nazione vede progressivamente svuotato il proprio potere regolativo e ogni area territoriale si trova proiettata dalla condizione di “periferia” a quella di “locale”, potendo appropriarsi, o riappropriarsi di una nuova identità. Una opportunità che la politica, la nostra politica non può perdersi.
Le categorie della politica del primo novecento non possono essere più gli indicatori di analisi di questa società e se vogliamo evitare ciò che qualcuno ha detto che: “ il guaio della nostra civiltà è che ha smesso di interrogarsi” bisogna cambiare e trovare  nuovi strumenti di analisi e nuovi strumenti operativi per gestire e regolare il cambiamento. E allora interroghiamoci. Un solo esempio fra non molto non si parlerà più di classe operaia ma di classe dei precari.
Chi lo avrebbe mai detto che dopo il dramma del rapimento Moro ci saremmo ritrovati di nuovo a fare i conti con il ricatto di un terrorismo che sembrava lontano ma che è invece terribilmente vicino che ci mette in crisi, ci provoca angoscia, e ci crea insicurezza.
Di fronte a questa insicurezza abbiamo bisogna di costruire nuovi valori, fatti di comunità, di relazioni, di territorio di nuova politica , ridisegnati nella comunità della rete e quindi in grado di misurarsi con tutto il pianeta.
Sentiamo la necessità di dialogare con il mondo ma non possiamo rimanere eternamente sospesi in mezzo al guado, non possiamo più essere periferia ma semmai comunità locale governati da una politica certa, ben dimensionata, adeguata.
Ma per fare questo abbiamo bisogno di un soggetto politico forte in grado di dare grandi risposte ai grandi problemi. Di un soggetto dove le differenze non sono un problema ma semmai una grande risorsa.
Abbiamo bisogno di una forza in grado di raccogliere enormi consensi, non si governa con coalizioni troppo larghe con partiti troppo piccoli. Abbiamo bisogno di superare al più presto la frantumazione della politica e diventare anche in questo più europei.
Non intervengo, per brevità, sui vari argomenti oggetto di discussione anche in questo congresso e ribaditi molto bene dalla segretaria  Stefania Misticoni nella sua relazione congressuale, e che condivido;  mi voglio soffermare sul concetto di innovazione.
Una parola che sento ripetere spesso e a volte è anche abusata
Per dare risposte ai giovani,  per costruire il nuovo bisogna innovare e tanto e farlo anche costantemente.
Porto qui un contributo di cui mi sto occupando anche a livello nazionale e vorrei che il partito ne prendesse atto e se possibile la commissione politica lo recepisse come proposta.
 Si tratta di una nuova formula per fare economia turistica riqualificando i nostri borghi più autentici attraverso un percorso virtuoso di ristrutturazioni, realizzazione di un albergo diffuso, qualità e esaltazione delle tante comunità ospitali che vivono nei nostri piccoli grandi gioielli. Un progetto già in atto in alcune regioni italiane e che la Provincia dell’Aquila, 9 comuni, Comunità Montane, Enti parco, Regione Abruzzo stanno attivando come progetto pilota dove l’innovazione è il cemento per un nuovo sviluppo (Forse per alcuni paesi l’unico).
Il progetto prevede la costituzione e lo sviluppo di un sistema provinciale così descrivibile:

9  Borghi
207  Residenze extralberghiere dotate di servizi di qualità e con standard di hotelleria internazionale
653  Posti letto
31.083  Mq. lordi di immobili che saranno recuperati, ristrutturati e valorizzati con criteri di bioedilizia e con soluzioni per il risparmio energetico
9  Portinerie
30 milioni di euro di investimenti
41  nuovi posti di lavoro creati
3.500.000  di euro di volume d’affari del sistema previsto a regime
35  Posti di lavoro indiretti suscitati sui territori
10 milioni  di euro di ricaduta economica indiretta sui territori
105.000  le presenze turistiche previste nell’anno a regime (2011)
1.  Il progetto “Borghi Autentici” in provincia dell’Aquila costituisce un vero e proprio “PROGETTO PILOTA” ai sensi della Legge Regionale n.95 del 18.05.2000, in quanto:
? concorre a migliorare le condizioni di vita della popolazione locale assicurando l’insediamento e il mantenimento;
? determina un irrobustimento dell’economia montana attraverso l’integrazione delle attività agroalimentari, turistiche, dell’artigianato tradizionale, del commercio e della PMI nel rispetto dei valori ambientali e la valorizzazione delle consuetudini locali;
? valorizza il patrimonio edilizio evitando l’ulteriore consumo di nuovo territorio e consentendo lo sviluppo di un approccio bioedilizio nel recupero con un forte orientamento al risparmio energetico;
? supporta la messa in valore e favorisce nuovi sbocchi di mercato alle produzioni agroalimentari ed enogastronomiche dei territori interessati, soprattutto quelle tutelate e protette (DOP, IGP, DOC, IGT, ecc.), attraverso una proficua interazione fra la componente turistica e quelle produttiva;
? favorisce il consolidamento e la valorizzazione delle produzioni e dei mestieri tradizionali delle zone di montagna interessate attraverso l’espansione della domanda turistica locale e un’efficace interazione fra l’offerta turistica e quella dell’artigianato;
? concorre a potenziale sul piano quantitativo e su quello qualitativo, il prodotto turistico ricettivo di tipo extralberghiero contribuendo, in tal modo, a rafforzare l’offerta di turismo rurale montano a forte impatto ambientale, storico – culturale e generatore di nuovi bacini occupazionali di dimensione locale;

All’interno dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia sono  attivi  vari laboratori di ricerca  tra cui quello sulla identità che mi pregio di dirigere e che ha il compito proprio di reagire, di sfruttare positivamente le opportunità e le tecnologie messe a disposizione dalla comunicazione globalizzata, dalla rete, per potercela fare e per passare, appunto, dal periferico al locale attivo e produttivo.
Questo, compagni, è politica innovativa e questo partito deve appropriarsene per ricostruire quel bisogno, attraverso una nuova politica, di comunità e di sviluppo di cui tutti siamo desiderosi.
Sui i fatti reali si innova.
E per ultimo voglio concludere su un’altra innovazione e cioè su come deve nascere il partito democratico.
Sappiamo già del dibattito in corso all’interno della Margherita, del nostro partito, all’interno delle stesse mozioni e della moziane Fassino di cui anch’io faccio parte.
Vincenzo Cerami ha ben detto: "... Il Partito democratico non può accontentarsi della somma algebrica dei Partiti dell'Ulivo. Dovrà essere un territorio aperto a tutti gli italiani che hanno a cuore le sorti del loro paese, delle loro famiglie dei loro figli. Non importa la provenienza politica d'origine..."
Apriamo le porte del nuovo partito alla gente, alle associazioni alla bistrattata società civile a chi della politica ha piene le tasche e a cui dobbiamo ridare fiducia,  al popolo delle primarie. Solo facendo questo potremo diventare un partito del 40% .
E concludo con Veltroni, un leader molto illuminato verso la costruzione del Partito Democratico, quando dice: “Penso a un forte profilo ideale: non si fa un grande partito senza grandi ragioni ideali.
Il partito democratico deve essere crocevia delle culture politiche che attraversano questa parte del campo. Non può essere la somma di due partiti, ma deve mettere insieme l’immensa quantità di energie di cui dispone il centrosinistra. Penso a un riformismo del popolo: non freddo e tecnocrate, ma caldo, che sappia relazionarsi con l’esistenza concreta, la vita, le speranze delle persone.
Insomma, un riformismo con una forte tensione popolare.
Qualcosa di simile al riformismo clintoniano: pragmatico e idealista, che sappia operare dentro la società e non si realizzi attraverso la fusione tra gli stati maggiori dei partiti, che finisce per essere poi un processo escludente. Penso a un partito che apra le porte al singolo, a cui nessuno deve chiedere da dove viene e a un partito democratico che va costruito quartiere per quartiere, luogo di lavoro per luogo di lavoro, sito internet per sito internet”
Come dargli torto
Grazie


.


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23 aprile 2007

E adesso forza e rapidi verso la costituente del PD

I congressi dei DS e della Margherita hanno sancito definitivamente la decisione della nascita del Partito Democratico. Ora inizia il dibattito vero e definitivo sul come. Le idee ci sono ed i leaders pure, ma ci sono soprattutto i milioni di uomini che aspettano e che sono desiderosi di impegnarsi per costruire il futuro come dice il mio amico Miche Fina.
Evitiamo di disperdere forze ed energie per capire chi sarà il leader, tanto si sa che tutti vogliono Veltroni e si sa che solo lui oggi incarna il meglio dei DS e della Margherita e che può essere  vincente in una competizione elettorale che, fra qualche tempo, si presenterà durissima.
Allora amici, compagni lavoriamo tutti per scrivere una nuova storia per il nostro straordinario paese.

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13 aprile 2007

Fassino: «Il Pd è la forma moderna della sinistra nel nostro secolo»

 Dal portale dei DS prendiamo e volentieri giriamo

Il leader della Quercia Piero Fassino, in un’intervista su Repubblica Tv, ha risposto ad una serie di domande del pubblico sul Partito democratico, chiarendo che sarà un partito di centrosinistra, costruito insieme percorrendo un percorso aperto dove anche le obiezioni critiche possono farsi valere.

«Il Pd non è una necessità delle nomenclature, ma dell'Italia, che ha bisogno di grande forza riformista e progressista che la guidi nella fase di trasformazione che sta vivendo». Per chi accusa che quello che sta avvenendo sia solamente una fusione fredda Fassino ha replicato: «Continua a esserci una rappresentazione che non corrisponde alla verità, o vi corrisponde solo parzialmente. Io giro l'Italia, non solo nelle sezioni dei Ds, e ho trovato grandissimo interesse per il Pd».

Insomma nell'attuale fase, ha detto il segretario dei Ds, «abbiamo definito il se e il perchè. Poi si apre il processo costituente, che sarà un'iniziativa amplissima. Ho anche proposto un percorso. Quindi ci sarà l'assemblea costituente: da lì parte la terza fase che culminerà nel congresso di fondazione nella primavera del 2008». E dunque parlare di un'unificazione di apparati «è sfibrante. Come si fa - si sfoga Fassino - ad andare avanti così?». Che poi, quando lo dicono i giornalisti passi, ma «che dirigenti politici, che sanno quanto sia complesso costruire un partito dicono che è tutto sbagliato, tutto da rifare...».

Alla domanda se il futuro Partito democratico sarà un partito di sinistra o di centrosinistra? Il segretario dei Ds Piero Fassino non ha dubbi: «Sarà un grande partito di centrosinistra, come la Spd tedesca, il Psoe di Zapatero, il Labour in Inghilterra e il Partito socialista in Francia». Il Pd «non è il funerale della sinistra», ma è «la forma moderna della sinistra nel nostro secolo». «E' molto diversa un'alleanza di centrosinistra come è oggi, fatta di tredici partiti, il principale dei quali è il nostro che ha raccolto negli ultimi 5 anni tra il 17,5 e il 20%, da una guidata da una forza principale molto più grande che superi il 30, 35%, con una capacità di tenuta anche con i suoi alleati molto maggiore».

Piero Fassino ha poi continuato: «Che alla sinistra di un partito democratico possa nascere un'aggregazione maggiormente radicale come Izquierda unida in Spagna, come il partito rosso-verde in Svezia o come la Pds di Oskar Lafontaine in Germania è un'ipotesi che non solo ha un suo fondamento ma alla quale guardo con favore».

«Quello che non trovo automatico è che esponenti dei Democratici di sinistra debbano necessariamente lasciare i Ds per andare in quella aggregazione - ha precisato Fassino - anche perchè nella battaglia congressuale di questi mesi la sinistra interna mi ha rimproverato che voglio allontanarmi dal campo del socialismo europeo, è un'accusa infondata perchè il Pd insieme al Pse deve lavorare a costruire una più vasta unità del riformismo europeo, ma ammettiamo che Mussi vada con Bertinotti: l'unica cosa certa è che non sarà un partito del socialismo europeo ma di sinistra radicale, in questo vedo una contraddizione». «Non solo non do per scontata la scissione - ha sottolineato Fassino - credo che non ce ne siano le ragioni e lavorerò fino all'ultimo minuto per evitarla».

«All'indomani dei congressi dei Ds e della Margherita si aprirà la fase costituente, sarà aperta e sono per la partecipazione più ampia: se l'Italia dei Valori vuole partecipare non solo sono d'accordo, ma lo ero anche che facesse parte delle liste dell'Ulivo, ostacoli non sono venuti da me».

«Walter Veltroni? Sarà con noi nell'Ulivo, a costruire il Pd. E sarà una delle personalità principali del Partito democratico». Potrà esserne il leader? «Saranno i cittadini e gli elettori a deciderlo». Per Fassino «non è questo il momento per discutere la leadership» del Partito democratico, perchè «è una discussione che ci fa deviare dal percorso del Pd». Poi, il segretario della Quercia ha osservato: «In futuro ci sarà il principio per cui ne il leader del Pd ne il leader della coalizione potrà essere deciso in una stanza chiusa. Il candidato premier della coalizione dovrà essere scelto con le primarie e il leader del partito dovrà essere scelto da tutti gli iscritti al Pd».

Bene Fassino avanti allora nella costruzione del soggetto politico nuovo


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febbraio       
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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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L'alfabeto ingenera oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitare la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria, ma per richiamare alla mente. Nè tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l'apparenza, perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di moltissime cose senza insegnamento, si crederanno d'essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti. ( Fedro, 275 a-b)

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I partiti politici sono soprattutto macchine di potere e di clientela, gestiscono interessi lontani dai bisogni umani e non perseguono il bene comune".

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